Perotti: “Roma da Champions. Gasperini era diverso dagli altri”

Cosa ha detto Perotti su un passato alla Roma che ancora brucia di emozioni: l’intervista.

Melissa Landolina -
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Diego Perotti
Diego Perotti(nasa foto)

Diego Perotti non ha dubbi: la Roma continua a occupare un posto speciale nel suo cuore. “È praticamente l’unica squadra che guardo giocare. Sono innamorato di Roma e della Roma. Ha una squadra da Champions e merita di stare lì”. Per l’ex esterno argentino, il segreto del recente cambiamento giallorosso è uno solo: “È bastato rispettare i ruoli e la piazza, quello che ha fatto Ranieri”.

Guardando al passato, Perotti si illumina: “Gli anni più belli della mia carriera li ho vissuti alla Roma”. Tra compagni straordinari come Salah, Dzeko, Nainggolan e De Rossi, senza dimenticare Spalletti in panchina, il livello della squadra era altissimo. “Oggi, con una rosa del genere, la Roma lotterebbe per il primo posto. E poi c’era Totti… ma lui faceva un altro sport”.

Il mito di Totti e un gol storico

Quando si parla di Francesco Totti, l’argentino non nasconde l’ammirazione: “A volte lo guardavo e pensavo: ‘ma davvero gioco con questo qui?'”. Paragonato a Riquelme nel suo “Olimpo personale”, il numero 10 romanista aveva un talento fuori dal comune: “Tirava in porta come nessuno, i suoi tocchi di prima erano pura magia”.

Indelebile il ricordo del giorno dell’addio di Totti: “Un misto di emozioni incredibili. Ci giocavamo la Champions ed era l’ultima di Francesco”. Con il suo gol decisivo contro il Genoa, Perotti ha vissuto in prima persona un momento storico: “Vincere così, davanti a 80mila tifosi in lacrime, è stato qualcosa di unico”.

Gasperini, una guida fondamentale

Il percorso di Perotti in Italia è iniziato con un allenatore che ha cambiato la sua carriera: “Gasperini mi ha fatto rinascere. Io ero demotivato e pieno di paure, lui mi ha fatto vedere il calcio e la vita in modo diverso”. Due aspetti lo hanno colpito più di tutti: “L’intensità con cui ci allenavamo e la convinzione che, ogni volta che scendevamo in campo, potevamo fare almeno due gol a chiunque”.

Il rigore perfetto

Se c’è un aspetto per cui Perotti è ancora ricordato, è la sua capacità di battere i rigori con freddezza assoluta: “Sì, lo dico senza problemi: ero il migliore in Italia nei rigori. E anche oggi non ne vedo uno più bravo di me in Serie A”. Il segreto? “Camminavo fino quasi a fermarmi e poi calciavo. Serviva tanta personalità, specialmente in un derby sullo 0-0 con 70mila persone che fischiano”.

Il tormento degli infortuni

Non tutto, però, è stato rose e fiori. “Gli infortuni sono stati il mio tormento. Ne ho avuti 39 in carriera”. Nessuno grave, ma tutti continui, una frustrazione senza fine: “Avrei dato qualsiasi cosa per un anno senza infortuni. Chissà che carriera sarebbe stata…”.

Ci sono stati momenti in cui Perotti ha pensato di smettere: “Prima del Genoa volevo lasciare il calcio. Non dormivo, avevo paura anche solo di camminare”. Poi l’incontro con Gasperini lo ha salvato. “Nel corso della carriera ho avuto altri momenti difficili, quando ti fai male senza capire il perché, diventa pesante”.

Un debutto da sogno in nazionale

Vestire la maglia dell’Argentina è stato un altro momento speciale: “Mi ha convocato Maradona e sono entrato al posto di Messi. Cosa potevo chiedere di più?”. Ai suoi tempi, competere con talenti come Di Maria, Lavezzi, Aguero e Tevez era durissima. Oggi, invece, Perotti crede che emergere sia più semplice: “Se devo fare due nomi per il futuro, dico Castro e Nico Paz”.