
Eppure quando menzioni il suo nome a molti brillano ancora gli occhi. “Era forte eh”, il commento più diffuso. Articoli di giornale, titoloni. E poi i video, skills qui, skills là. Un’allucinazione collettiva? Può darsi. Lui però, il “nuovo Pogba” che parlava turco, alla fine non è riuscito ad essere nemmeno sé stesso. Diventando una delle tante meteore che il calcio ha conosciuto. Ma la sua avventura in giallorosso rappresenterà per sempre un qualcosa di davvero anomalo, singolare. Che proprio per questo vale la pena di raccontare.
Il suo acquisto, uno dei tanti fatti da “Walterone” Sabatini (tra quelli che però purtroppo alla Roma non sono riusciti ad affermarsi), venne fatto a cifre importanti, quando ancora il valore dei giocatori non era stato travolto dalla smodata iper-inflazione. Quando, cioè, uno come Dzeko costava 15-16 milioni di euro. Citiamo proprio lui non a caso: sì perché il nostro “campione” di oggi – scelto per la rubrica divenuta ormai un must del “che fine hanno fatto” – venne preso con la stessa formula del centravanti.
L’assurda parabola di Salih Ucan: da nuovo fuoriclasse a scarto della Roma

Si racconta che il colpo di fulmine scattò quando Sabatini lo vide in azione contro la Lazio in una sfida di Champions League. Lui, Salih Ucan, ritenuto uno dei talenti emergenti del calcio internazionale, si mette in mostra col Feberbahce, dopo aver mosso i primi passi nel Bucaspor. La Roma ci crede e pensa di aver scovato un potenziale “crack”. I tifosi impazziscono per il ragazzo tutto riccioli e testa alta pallone tra i piedi, tanto che l’affare genera aspettative pazzesche.
“Il re dell’estate 2014”, ricorderete, tanto spiccò con le sue giocate nelle varie amichevoli pre-campionato. Classe 1994, Ucan ha un modo di giocare a calcio tanto semplice quanto geniale, tutto estetica, bellezza del gesto. E zero corsa. Letteralmente. Mai uno scatto, mai una maglietta sudata. Solo lanci e geometrie disegnate da quella posizione a ridosso della punta. Arriva così, dicevamo, la grande svolta della sua carriera: 5 milioni, qualcosa in meno, per il prestito, riscatto a 11 che vale il salto alla Roma. Come Dzeko un anno più tardi. Uno ce l’ha fatta, l’altro no.
Mai protagonista, Spalletti ammise: “Non è da Roma”
Il debutto in maglia giallorossa arriva soltanto il 18 ottobre 2014. In squadra ci sono tanti campioni (Totti, De Rossi, Pjanic, Salah), logico che dovesse attendere. Forse non così tanto. Fatto sta che comunque il suo momento arriva ma è solo un fugace flash. Difficoltà di ambientamento, l’italiano mai imparato, qualche infortunio. Se ne sono dette tante. I numeri però sono l’unica cosa che ci resta oggi: appena 4 presenze. Tanto (non) giocò il calciatore con la casacca romanista. L’epilogo arriva l’anno dopo con Spalletti con l’attuale CT dell’Italia che ammetterà senza troppi fronzoli di poter fare a meno di lui.
Che fine ha fatto Salih Ucan della Roma

“Ero molto giovane, il mio svantaggio è stato quello” – spiegherà il calciatore al momento dei saluti. Altre sei presenze oltre a quelle sopra citate e zero gol. Da promessa a scarto. Nel giro di due anni. “Se fossi stato lì adesso sarebbe stato diverso“, prosegue un Ucan 27enne, dunque a 7 anni di distanza dal viaggio, mesto, nella Capitale. Ripensandoci una sliding door c’era comunque stata: Roma-Cesena, dove il turco venne eletto migliore in campo piazzando l’assist vincente. Il portone si aprì ma si rischiuse subito.
C’è da dire che il trequartista con l’Italia negli anni a venire ci ha pure riprovato, tornando in Serie A all’Empoli. Se non altro, almeno qui, un pallone in fondo alla rete riuscì a spedircelo. Arriviamo così alla fine del nostro viaggio. Non prima di aver risposto però alla domanda delle domande: che fine ha fatto oggi? Ebbene, terminate le esperienze all’estero, Ucan ha deciso di tornare in patria. Alanyaspor, Basaksehir, Besiktas, dove gioca tuttora. Il Pogba turco è tornato a casa.