striscione roma-monza (foto Romaforever)
Nella notte in cui la Roma ha dominato il Monza, un episodio sugli spalti ha sollevato una polemica accesa tra i tifosi giallorossi. Un grande striscione esposto dalla Curva Sud ha attirato l’attenzione e generato reazioni contrastanti. Le parole incise su quel telo hanno acceso un dibattito che si è esteso ben oltre i confini dello stadio: “Io ce resto su sta strada finché me reggheno le gambe, è co sto core e co sta faccia che so diventato grande!”.
Quella frase, per molti, non era solo un semplice incoraggiamento alla squadra, ma un chiaro richiamo a una canzone legata a un’ideologia di estrema destra. Una scelta che ha turbato una parte della tifoseria romanista, scatenando un acceso dibattito sui social e nei gruppi di sostenitori.
Tra le voci più critiche, quella di Marisa Coen, moglie dell’indimenticato Agostino Di Bartolomei, storico capitano giallorosso scomparso il 30 maggio 1994. Il suo messaggio su X è stato diretto e senza mezzi termini: “Ciao famiglia, cacciamo fuori gli abusivi, questa è la nostra Curva, questa è la Curva dell’AS Roma”. Parole che hanno immediatamente trovato il sostegno di numerosi tifosi, pronti a schierarsi contro ogni forma di appropriazione della curva da parte di chi ne snatura l’essenza.
Il dibattito si è rapidamente esteso, alimentando una discussione più ampia sul ruolo della tifoseria organizzata e sulle influenze ideologiche all’interno degli stadi. Per molti, la curva rappresenta un luogo sacro di passione e appartenenza, che deve restare lontano da qualsiasi strumentalizzazione politica.
L’episodio ha riportato a galla un tema ricorrente: chi ha davvero il diritto di rappresentare una tifoseria? E soprattutto, quanto le scelte di pochi possono influenzare l’immagine di un intero popolo calcistico? Una cosa è certa: la Roma continua a vincere sul campo, ma sugli spalti la battaglia per l’identità della Curva Sud resta più viva che mai.